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Regimi fiscali di attrazione dei residenti esteri

Specie a seguito del venir meno delle agevolazioni in altri Paesi (in particolare Portogallo e Regno Unito), l’Italia emerge come una destinazione sempre più allettante per gli individui ad alto reddito.

Già dal 2017 sono state previste una serie di misure volte ad attrarre individui con elevate potenzialità di spesa da tutto il mondo, rendendo il Bel Paese una scelta preferita per coloro che cercano un ambiente fiscale più favorevole.

Una delle più note iniziative è rappresentata dall’art. 24-bis del Testo Unico sulle imposte sul reddito (TUIR) che offre un regime fiscale opzionale altamente incentivante per gli high net worth individuals. Come ormai risaputo, questo regime permette loro di pagare un’imposta sostitutiva annua di Euro 100.000 per tutti i redditi di fonte estera. Inoltre, è possibile estendere il regime ai membri della famiglia con il pagamento di un’imposta fissa aggiuntiva di Euro 25.000 per ciascun familiare.

La misura, assimilabile ad analoghi regimi di imposizione riservati in altri Stati ai soggetti c.d. resident-non-domiciled (c.d. res-non-dom), si pone l’obiettivo di attrarre nel territorio nazionale residenti esteri con elevate disponibilità finanziarie e patrimoniali in modo da poter rilanciare l’economia attraverso investimenti, consumi e iniezione di nuovo capitale. Resta tuttavia singolare il fatto che la forfettizzazione, riguardando per l’appunto i redditi prodotti all’estero, richieda che le relative fonti (i patrimoni), per essere agevolati, devono rimanere presso intermediari esteri. Per di più, senza oneri di compilazione di quadri RW e pagamento di IVAFE e IVIE.

Particolarmente interessante, in ottica di gestione del passaggio generazionale e di pianificazione successoria, inoltre, è la previsione in base alla quale sono esenti dal pagamento dell’imposta sulle donazioni e successioni tutti i trasferimenti mortis causa o a titolo di donazione dei beni del neo-residente detenuti al di fuori dell’Italia.

Parallelamente, l’art. 26-bis del Testo Unico sull’immigrazione ha introdotto il programma “Investor Visa for Italy”, che consente agli stranieri (Extra-UE) di ottenereil visto per investitori e il permesso di soggiorno per periodi superiori ai tre mesi. Questo programma offre diverse opzioni di investimento, tra cui l’acquisto di titoli emessi dal Governo italiano, l’investimento in società italiane e donazioni a progetti di pubblico interesse.

Questa combinazione di vantaggi fiscali e opportunità di investimento ha reso l’Italia un’opzione altamente competitiva per gli individui ad alto reddito. La semplificazione dei visti d’ingresso e dei permessi di soggiorno ha ulteriormente rafforzato l’attrattiva del paese per gli investitori internazionali.

Di contro, alcuni Paesi sono divenuti particolarmente rischiosi sia sotto il profilo economico – finanziario (specie dopo l’escalation dell’inflazione sulle valute piùdeboli) nonché sotto il profilo della sicurezza personale (si pensi ai Paesi del Sudamerica).

Tuttavia, la scelta circa l’esercizio dell’opzione non può prescindere da uno screening accurato della posizione complessiva e della natura e composizione del patrimonio detenuto all’estero ed eventualmente da una sua riorganizzazione in modo da massimizzare i benefici del regime in forza delle convenzioni internazionali e dei regimi fiscali vigenti sia in Italia sia nel Paese di provenienza.

Ma esistono anche altre norme di favore che possono essere valutate nella pianificazione dell’approdo o del rientro in Italia e che parimenti richiedono la medesima attenta valutazione.

Ad esempio, il Decreto Legislativo n. 209 del 27 dicembre 2023 ha modificato il perimetro di applicazione del c.d. “Regime Impatriati” rispetto a come delineato dalla originaria disposizione.

La finalità della norma è tuttora quella di agevolare il rientro o l’approdo in Italia da parte di lavoratori, dipendenti o autonomi, che svolgono la propria attività per la maggior parte del periodo di imposta in Italia e, dal 2024, che sono in possesso dei requisiti di qualificazione e specializzazione. 

O ancora la Flat Tax al 7% riservata ai titolari di redditi da pensione da fonte estera, che consente di poter chiedere l’applicazione di un’imposta sostitutiva al 7%, anziché l’aliquota ordinaria Irpef a scaglioni, a qualsiasi categoria di reddito prodotto all’estero, per ciascuno dei dieci periodi d’imposta di validità dell’opzione. La condizione essenziale è rappresentata dal trasferimento della residenza in uno dei Comuni del Mezzogiorno italiano che constino di una popolazione non superiore ai 20.000 abitanti.

Il nostro studio, grazie a una serie di procedure già instaurate e concluse per soggetti provenienti sia da Paesi europei che extraeuropei, e quindi esperto nel fornire consulenza in materia, è disponibile ad assistere coloro che desiderano beneficiare di questi regimi fiscali e dei programmi di investimento in Italia, preservando la riservatezza dei dati -se necessario- nella propria sede di Lugano.

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